
di PAOLO FARINELLA (prete di Genova)
PINEROLO – Il 21 agosto Pinerolo News pubblicò la lettera di Angela D’Alessandro al vescovo di Pinerolo, don Derio Olivero, che aveva invitato chi avesse voluto nel giardino della Curia per ricordare Francesco Guccini. La lettera è molto critica perché il vescovo avrebbe esaltato un artista lontano, anzi fuori dalla dottrina e dai dogmi della Chiesa cattolica (sintetizzo). L’accusa non tanto velata, è di “sincretismo”: annacquare il “credo cattolico e…il dogma” con tutte le posizioni, idee e sentimenti individuali, eliminando, di fatto, Dio, che invece, come disse, nel 1985, il card. Carlo Caffarra [sostenitore del gruppo della scrivente]: “La ragione d’essere della Chiesa è una sola, ossia guidare l’uomo alla comunione eterna con Dio”. Frase bella, ma generica perché manca il “come” guidare e manca anche la definizione e il contenuto di “comunione eterna”. Infine, si usa la parola “Dio” con una superficialità che rasenta la banalità.
Credo di non sbagliarmi se dico che Angela D’Alessandro è nata, cresciuta, formata dentro una visione “esclusiva” di tutto ciò che non coincide con la propria concezione di vita, di Dio, di religione, ecc. Ella parla di verità, chiesa docente, dogma religioso, ciò che Gesù predicava “esattamente”, fino a spingersi a dire che la “Misericordia” (Maiuscola) è «termine abusato….che fa calpestare i fondamentali della dottrina”. Potevano mancare i riferimenti alle “unioni omosessuali… alla Legge 194 del 1978” (aborto), che sono un topico di tutti i gruppi, gli unici che sono consapevoli della verità? Tutto in un calderone senza capo né coda. Per rispondere adeguatamente, ma non esaustivamente, dovrei scrivere un libro in migliaia di volumi. Mi permetto solo qualche cenno. Tra le migliaia di Padri della Chiesa, di mistici e mistiche nella non breve storia di 2.026 anni, Angela non è riuscita a trovare che la citazione del card. Carlo Caffarra, che ha speso la sua vita a contenere, contrastare, a modo suo, il concilio Vaticano II e le attuazioni di Paolo VI, compresa la riforma liturgica.
Le chiedo: Sig.ra Angela, lei e il suo gruppo, accettate come Magistero universale della Chiesa il concilio Vaticano II e le riforme da esso promanate e sancite con la firma di papi legittimamente eletti? Oppure, scegliete fior da fiore e tenete quello che corrisponde al vostro pensiero? Lei parla di “dottrina immutabile” (da come la presenta e ne parla, è la fotocopia del concetto di «tradizione» come interpretata dai Lefebvriani, eretici scomunicati due volte (non una sola volta). Lei è sicura che il «Gesù» in cui crede lei, sia il Gesù dei Vangeli e non un «idolo» a suo consumo provvisorio, a quantità variabile? Il Dio di cui lei parla è sicura che sia il Padre di Gesù, come emerge dai “Vangeli” che sono quattro e non uno, con quattro prospettive, ma armoniche tra loro, nelle loro differenze ineliminabili? La “comunione eterna” in che cosa si concretizza per lei, perché le persone hanno bisogno di
pensare, decidere, fare scelte, escludendone altre. Se non è circoscritta dentro una “cultura specifica”, con un vocabolario specifico, dentro una prassi di vita di relazioni sociali, è frase vuota, senza senso, fumo fumoso.
Gesù in tutta la sua vita, su questo i Vangeli e tutto il NT sono concordi, ha contestato due istituzioni: la religione del suo tempo (noti bene, che lui non ha abolito, ma portare a pienezza) e il potere politico del suo tempo. Poi è stato sempre con tutti gli scombinati del mondo: i peggiori scomunicati e peccatori famosi del suo tempo (come e più di Guccini): si fa invitare a pranzo dove fa incontri da rabbrividire: con Zaccheo il doppio scomunicato e maledetto, con Matteo/Levi che tutti evitavano, con la donna adultera, trovata in “fragrante adulterio” (cosa vuol dire «fragrante», se non che i preti di allora e i custodi della moralità pubblica andavano a spiare dalla serratura» per imporre a tutti un codice etico che essi ritenevano obbligatorio per tutti? I cristiani perseguitati, in seguito, invocarono «la libertà di coscienza» per sé, che nel IVº secolo negarono agli altri per almeno tre secoli e imposero la religione propria, l’etica propria, i culti propri. Dal IVº al Vº secolo i cristiani in nome della croce distrussero, uccisero, squartarono, violentarono, torturarono peggio di tutti quelli che li precedettero (la bibliografia, ormai inconfutabile è indefinita e alla portata di tutti).
Dopo quasi due mila anni, il concilio Vaticano II ha sancito come «verità di fede» che la “libertà di coscienza” (comprende: religione, culto, liturgia, etica e scelte di vita conseguenti) è inviolabile e non può essere imposta né con la forza né con l’adulazione né con l’inganno né con il ricatto economico o altro. La libertà non sopporta aggettivi qualificativi come «sana libertà». La libertà è solo libertà, custode della coscienza come «luogo» dell’incontro di relazione con gli altri e l’altro. Gesù e il Dio della Toràh non hanno mai invitato chi incontravano ad andare a confessarsi o di andare da «Pro Life». Solo una volta Gesù disse a uno di andare «dal sacerdote», ma perché si trattava di avere una certificazione ufficiale di guarigione di lebbra, come un permesso di soggiorno.
In Gn 12,1, nel testo ebraico, Dio non dice ad Abramo “Vàttene dal tua paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre….”, ma dice alla lettera: “Disse Dio ad Abramo: “Va verso te stesso dal tuo Paese, dal tuo Parentado, dalla casa di tuo Padre». Questa è la fede: andare nel profondo di se stessi, la dove soltanto si può trovare il vertice della relazione che è l’abisso della “Misericordia di Dio”. La Sig.ra Angela dice che è troppo abusata, questa “misericordia”, oppure forse preferisce il Dio vigilante, che spara come un cecchino oppure punisce come un ossesso nel fuoco eterno? “Hèsed-Rahàm”, tenerezza dell’utero materno, quindi generatività, cioè vita che nel NT è resa con «Agàpē-amore a perdere: darsi senza chiedere in cambio nulla”.
Il vescovo Derio Olivero ha compiuto un gesto evangelico: seppellire i morti (che è anche opera di misericordia, anche per la Sig.ra Angela e “Pro-Life”), come comanda il libro di Tobia che rischia la vita per seppellire i morti. Non solo, ma con Guccini canta il «mistero centrale della fede: “Dio è morto”. Nel cuore della Messa domenicale, in tutte le chiese del mondo, si canta il “Mistero della fede: Annunciamo la tua morte, Signore” che si unisce alla “nostra sora morte corporale» di un altro illuso, pieno di utopie: quel Francesco di Assisi che imitò «sine glossa” il folle di Nazareth perché volle identificarsi con tutti gli ingiusti, immorali, dementi, lebbrosi, scappati di casa, traditori che in quella morte sono stati accolti come nella culla della vita senza fine.
Nella basilica di San Pietro, l’ultima porta a sinistra si chiama “Porta della Morte”, opera di Giacomo Manzù, commissionata da Giovanni XXIII che disse allo Scultore: “Non esiste tema più cristiano della morte”. Fu inaugurata il 28 giugno 1964. Noi viviamo di morte e quando nascono e vivono uomini come il cantante Francesco Guccini, hanno la potenza dello Spirito, liberato da qualsiasi influsso, per essere profezia universale per non credenti e scettici, per abitudinari e agnostici, per cercatori di senso e dolenti per peso di vita. Ogni tanto Dio si ricorda, «nella sua misericordia» di noi e ci manda uomini e donne, laici e spirituali, vibranti di Spirito e di sete di assoluto che sanno cogliere il bisogno di spiritualità.
Dall’altra parte, “i giusti” per i quali Gesù non è venuto, sono rimasti asserragliati nell’ovile di sicurezza, incapaci di ascoltare, perché pieni di sé. Per loro anche il loro Dio sbaglia alla grande, quando non pensa come loro e si ingelosiscono se lo vedono «perdere tempo» con altri che non siano loro e allora se la prendono con i vescovi, preti e credenti come don Derio Olivero, che essendo libero, come insegna San Paolo, ha celebrato la morte, cantando la vita nel giardino della Curia di Pinerolo. Siccome, come è testimoniato da molti, non è egoista rattrappito, ha spalancato le porte, invitando tutti alle nozze della vita che splende, nella fatica, nel dolore e nelle ansie e nella morte che è il suo vertice naturale, pienezza di vita, patrimonio di tutta l’Umanità e del Cosmo intero. Parola del concilio Vaticano II: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS, 1).


















