TORRE PELLICE, AL MUSEO VALDESE LA MOSTRA SULLE BEIDANE

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di LAURA BELLANDO e IVO BLANDINO

TORRE PELLICE – È stata inaugurata sabato 14 febbraio, al Museo Valdese di Torre Pellice, la mostra “Le Beidane delle Valli Valdesi”, un’esposizione dedicata a uno degli oggetti più emblematici della storia delle comunità valdesi: la beidana. Arma, attrezzo agricolo e simbolo identitario, la beidana si è rivelata un oggetto di difficile definizione ma di straordinaria forza storica e culturale.
Promossa dalla Fondazione Centro Culturale Valdese e patrocinata dalla Città metropolitana di Torino, la mostra – visitabile fino a domenica 21 giugno – ha offerto l’occasione di riscoprire l’origine, l’uso e l’evoluzione di questo strumento nato nelle Valli Valdesi tra Seicento e Settecento, nei secoli segnati dalle persecuzioni religiose. Ispirata agli attrezzi agricoli di uso quotidiano di una popolazione di montanari e contadini, la beidana fu concepita come mezzo di autodifesa facilmente maneggiabile anche da chi non aveva esperienza militare.
Secondo una ricerca pubblicata nel 1974 dallo studioso Giorgio Dondi sulla rivista Armi antiche: bollettino dell’Accademia di San Marciano, l’oggetto cessò di essere un semplice mannaretto da lavoro per assumere caratteristiche più propriamente belliche nel periodo compreso tra le persecuzioni di Emanuele Filiberto (1560-1561) e la guerra per il controllo del Marchesato di Saluzzo, alla fine del XVI secolo. La lunga storia di repressioni aveva trasformato i Valdesi in una popolazione determinata all’autodifesa, organizzata in una milizia composta sia da un esercito tradizionale sia da un popolo in grado di impugnare e maneggiare la beidana.
La mostra ha proposto per la prima volta un’analisi critica delle fonti storiche affiancata da numerosi esemplari originali, molti dei quali provenienti da collezioni private tra cui quattro pezzi dalla Val Susa: due pezzi da Mattie e due da Avigliana. Alcuni di questi oggetti, pur non ancora musealizzati, sono stati esposti al pubblico, evitando così la dispersione di un patrimonio che continua a rimanere legato al territorio. Ogni beidana è apparsa come un pezzo unico, un piccolo tesoro, privo di una vera iconografia storica e di descrizioni codificate: nelle fonti più antiche l’oggetto era spesso indicato semplicemente come “falcetto”, e solo alla fine dell’Ottocento assunse un forte valore simbolico, divenendo emblema della resistenza valdese. Un significato che si consolidò nel tempo fino a dare il nome, nel 1985, a una rivista tuttora pubblicata.
Il Museo Valdese si è confermato un esempio unico di conservazione, in particolare per gli oggetti del Settecento sabaudo: manufatti e beni personali il cui valore è accresciuto dalla contestualizzazione storica, dalle donazioni e dai racconti di cronaca familiare che li accompagnano. Un patrimonio vivo, che continua ad arricchirsi grazie a nuove donazioni.
Durante la presentazione inaugurale, arricchita da guide e materiali video, è intervenuto anche l’artigiano e fabbro Pino Costa, che si inserisce nella tradizione della produzione originale delle beidane, rispettandone le caratteristiche storiche. Una lavorazione che richiede tempo, fatica e precisione affermo io. «Le cose più belle sono le cose semplici», ha dichiarato lui, sottolineando il valore culturale di un oggetto essenziale ma carico di significato. Alla dimostrazione ha partecipato Fiorenzo Bosticchio, che ha posato con abiti valdesi del Settecento mostrando l’uso dimostrativo della beidana.
L’esposizione ha cercato di rispondere a numerosi interrogativi ancora aperti: dove e perché nacque la beidana, con quale nome fosse conosciuta all’epoca, se fosse utilizzata esclusivamente dai Valdesi, quanti esemplari siano giunti fino a noi e come venisse prodotta. La mostra è visitabile dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 18.30, confermandosi come un’importante occasione di approfondimento storico e identitario per le Valli Valdesi e per l’intero patrimonio culturale piemontese.

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